| Punto di partenza Diga della Verzasca
Facilmente raggiungibile in auto o con
autopostale da Locarno |
| Periodo più
indicato Da giugno a ottobre |
| Carte 1:25000 CNS 1313 Bellinzona
1:50:000
Cartina escursionistica
Tenero e Valle Verzasca |
Difficoltà
EE escursionisti esperti |
| ATSE
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Giro escursionistico all'inizio della Valle Verzasca con
entrata nella Valle della Porta. La gita proposta inizia sopra la diga del lago di
Vogorno, in località Selvatica e seguendo la vecchia mulattiera di accesso alla valle
Verzasca ci porta fino a Vogorno. Lungo questa tratta, su un percorso pianeggiante
attraverso boschi di castagni, si incontrano i primi nuclei abitati della valle Verzasca
(Selvatica, Fontöbbia, Berzona), circondati da caratteristici terrazzi vignati.
La valle della Porta si apre da Vogorno in una gola profonda e stretta e si estende in
direzione est circondata da alte montagne quali il Pizzo di Vogorno, il Madone, la Cima
dell'Uomo e la Cima Sassello. La valle, all'inizio molto stretta e selvaggia, si apre dopo
Rienza, in una conca molto vasta ove si trova l'Alpe Mognora, uno dei pochi ancora
caricati con bestiame in valle Verzasca e che è stato oggetto di miglioria negli scorsi
anni. Dalle vette appena citate, in modo particolare dal Pizzo di Vogorno (2442 m), si
gode una vista splendida su tutto il Locarnese e la vicina Italia, così come sulla
circostante corona delle Alpi. Da due anni la Società Escursionistica Verzaschese ha
aperto unaccogliente capanna, in località Borgna (1912 m), ove è possibile
soggiornare. Il ritorno è previsto seguendo il crinale della sponda sinistra, toccando la
Cima del Sassello e il Sassariente, per scendere poi al punto di partenza passando per i
Monti Motti. |
Prima
giornata:
Diga della Verzasca - capanna Alpe Borgna
La gita, che si svolge sullarco di due giornate, prende avvio alla diga
della Verzasca, punto facilmente raggiungibile in automobile o con lauto postale a
partire da Locarno, Tenero o Gordola. Dal posteggio nei pressi della diga ci si avvia in
direzione est lungo una strada, che porta ancora tracce di asfaltatura e costruita ai
tempi dellerezione della diga della Verzasca per servire il cantiere. Lasciato alle
spalle il nucleo di rustici della Selvatica (vedi foto), si continua a seguire il
tracciato della vecchia mulattiera, nei secoli scorsi unica via daccesso alla valle,
attraversando un largo piazzale (reminiscenze del vecchio cantiere della diga) ove è pure
possibile parcheggiare qualora presso la diga ciò non fosse possibile. Al termine di
questo grande piazzale, un nuovo sentiero scende leggermente sulla sinistra, in direzione
nord. Dopo circa 5 minuti, si incontra una cappella, detta Cappella del Vescovo (vedi
riquadro). Da questo punto si continua sul tracciato recentemente aperto e destinato
appunto a restituire agli escursionisti pedestri lantico accesso alla valle,
parzialmente scomparso a seguito della costruzione della nuova strada cantonale.
Cappella del
Vescovo
 Nel
1669 il Vescovo di Como, Ambrogio Torriani, in una delle sue visite pastorali alle
Parrocchie della valle Verzasca, percorrendo la mulattiera fu protagonista, in località
Selvatica, di una brutta caduta da cavallo. Salvatosi miracolosamente, in segno di
ringraziamento fece costruire la cappella che ancora oggi si può ammirare lungo il
percorso. |
Proseguendo, nei punti in cui è
possibile vedere tra le piante di castagno, si potrà ammirare, sul fianco della montagna
prospiciente e dalla parte opposta del lago artificiale, unimponente piega delle
rocce metamorfiche (vedi riquadro pag. 5). Dopo aver attraversato la valle della Cazza si
arriva in poco meno di unora di marcia alla frazione di Fontöbbia, che costituisce
uno dei primi insediamenti conosciuti in Valle Verzasca.
Da Fontöbbia il sentiero conduce sopra la frazione di Berzona per raggiungere la strada
cantonale in zona Costa, unora e mezzo circa dopo la partenza. Allincirca a
metà strada tra questi due frazioni si incontra un tipico masso cupellare, denominato
"Sass di Strioi" (vedi riquadro e foto tratta dal libro "Archeologia
rupestre nella Svizzera italiana" di Franco Binda, ed. Dadò Locarno).
Sass di Strioi
Ci
si può chiedere perché, fra tutti i massi che si trovano nella zona, sia stato scelto
proprio questo. Un masso cuppellare con veramente molti segni scolpiti: 80 coppelle, croci
e due forme di piede sono ben visibili. A testimonianza della religiosità dei tempi, o
quale invocazione della protezione divina.
Lo si trova a Berzona, frazione di Vogorno. Questi segni misteriosi incutevano nella
popolazione locale timore e paure cosi profonde, da indurli a battezzare questo masso
"Sass di Striöi", sasso delle streghe.
Un punto di riferimento, un messaggio oppure un segno propiziatorio? Ancora siamo nel
campo delle ipotesi, così come risulta difficile la sua datazione, anche se diversi
studiosi assegnano a questi massi un significato di culto venerato ancora nel 600-700 dopo
Cristo.
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Attraversato il braccio di lago, che di fatto
è la parte terminale della valle della Porta, lungo il ponte della strada cantonale, dove
questa buca la montagna con una galleria, si segue il nuovo sentiero che si inerpica in
direzione della frazione di Costapiana. Quando il livello del lago è basso, è ancora
possibile vedere il ponte della vecchia strada cantonale, oggi normalmente sommerso (vedi
foto nel riquadro). Da li, lantico sentiero saliva verso la valle passando
attraverso una porta, che diede poi il nome alla valle.
Salendo verso Costapiana è possibile ammirare i vecchi tetti in piode del nucleo di
Vogorno e le tipiche terrazze ancor oggi parzialmente coltivate con vigneti. Poco oltre
Costapiana si raggiunge loratorio di Colletta, dopo circa due ore di marcia
complessiva e da qui, dopo esser scesi sul fondovalle, si comincia ad inerpicarsi lungo
suggestive e artistiche scalinate che valicano in modo ardito la scoscesa parte iniziale
della valle della Porta.
La Porta

Nel 1403 i Verzaschesi si ribellarono al giogo feudale dei Visconti
che regnavano nella zona e formarono una comunità indipendente, stufi di pagare forti
tributi ai nobili locarnesi.
Probabilmente risale a questo periodo la costruzione di una porta
allimbocco del ponte della mulattiera che attraversava la vallata. Per difesa e
protezione dei vallerani, veniva chiusa specialmente nel periodo della peste nella regione
(1576/77).
Nel 1853 venne costruito il primo ponte della strada carrozzabile che
collegherà tutta la valle, cancellando così ogni traccia della porta. |
Oltre due ore di marcia sono necessari per
valicare i 650 metri di dislivello che separano il fondovalle sotto Colletta con il monte
di Rienza, raggiunto perciò dopo circa 4 ore e mezza di marcia complessiva. Situato su un
balcone che, in contrasto con la parte iniziale della valle, sembra quasi pianeggiante,
Rienza era in passato un importante monte per gli alpigiani della valle, che vi avevano
pure costruito una civettuola chiesetta. Da Rienza parte il sentiero che, raggiunto il
monte di Lòcia, porta al Pizzo di Vogorno.
Il presente itinerario continua però in direzione est, attraversando una valletta lungo
un sentiero recentemente ripristinato per raggiungere lalpe denominato Corte di
Fondo in poco meno di unora da Rienza. Da Corte di Fondo, una nuova mulattiera
conduce, attraverso i pascoli dellalpe di Mognora, fino alla meta della prima tappa,
la Capanna Borgna, situata a quota 1912 e raggiunta dopo circa sei ore e mezza di marcia
complessiva dalla diga della Verzasca.
La Capanna Borgna, di proprietà del Patriziato di Vogorno e gestita dalla Società
Escursionistica Verzaschese, è costituita da un antico insediamento facente parte
dellomonimo alpe. Punto di partenza di numerose e interessanti gite (Pizzo di
Vogorno, Madone, Cima dellUomo, cresta del Madonetto), dalla Capanna Borgna è anche
possibile continuare lungo il nuovo "Sentiero alto della Valle Verzasca" (che
porta in quattro tappe fino a Sonogno) oppure raggiungere la Capanna Albagno o i Monti di
Mornera, ove una comoda teleferica riporta a valle.
IL
RIFUGIO CAPANNA BORGNA
(1912 m)
Descrizione del rifugio
Costruzione in muratura del corte di cima dellalpe
Borgna, riattata dai soci SEV (Società Escursionistica Verzaschese) e inaugurata nel
1994. Dormitorio con 25 posti letto. Impareggiabile vista sul Lago Maggiore. |
Escursioni giornaliere
- Sassello (1890 m) e Sassariente (1767)
- Pizzo di Vogorno (2442 m)
- Madone (2395 m)
- Cima dellUomo (2390 m)
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Informazioni: Ente Turistico Tenero
e Valle Verzasca
tel. 091/745 02 61 |
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Seconda giornata:
Capanna Alpe Borgna - diga della Verzasca
La seconda tappa conduce, lungo il fianco sinistro
della valle della Porta e, inizialmente, lungo i pascoli dellAlpe Mognora fino alla
Forcola, selletta situata tra il crinale del Madonetto e la Cima di Sassello, che si
raggiungere dopo circa unora di marcia.
Giunti alla Forcola ci si potrà girare ad ammirare la valle della Porta che si sta per
lasciare, contornata dalle cime del Pizzo di Vogorno, del Madone e del crinale del
Madonetto, mentre verso sud lo sguardo spazierà per la prima volta sui Piani di Magadino
e sul Lago Maggiore.
Dalla Forcola, in poco più di mezzora un comodo sentiero ci conduce in vetta alla
Cima di Sassello, che con i suoi 1891 metri di altitudine costituisce il "tetto"
della nostra tappa odierna. Vale la pena di sostare ad ammirare il panorama, che in
giornate terse può spaziare fino al gruppo del Monte Rosa.
Dalla Cima di Sassello si segue il crinale tra la valle della Porta e quella del Ticino,
camminando su una muraglia costruita a suo tempo dai rifugiati polacchi. Il sentiero che
provenendo dai Monti della Gana conduce al Sassariente, raggiunto dopo circa
mezzora. Si sale quindi al Sassariente dalla sua cresta sud-est, ove un passaggio
munito di corde fisse porta in vetta senza eccessive difficoltà, vetta che viene così
raggiunta dopo circa due ore e un quarto di marcia complessiva dalla Capanna Borgna.
Si abbandona la cima del Sassariente seguendo a ritroso il passaggio con le
corde fisse fino al sentiero che lo aggira dal lato nord. Seguendo questultimo in
direzione ovest si raggiunge lAlpe di Foppiana, i Monti della Scesa (foto)
per poi giungere, dopo circa unora e mezza, ai Monti Motti, ameno luogo di vacanza
per molti Gordolesi e Locarnesi, e ove ci si può ristorare allomonimo Grotto.
Partendo tra le 7.30 e le 8.00 dalla Capanna Borgna, facendo mediamente circa 20 minuti di
pausa ogni ora di marcia, si dovrebbero raggiungere i Monti Motti per lora di
pranzo, tra le 12.30 e le 13.00.
Sempre in direzione ovest si lasciano i Monti Motti per intraprendere lultima parte
dellescursione, quella che attraverso i Monti Metri e il Monte di Vertum riporta ai
rustici di Selvatica e alla diga della Verzasca, che verrà raggiunta dopo circa 5 ore di
marcia complessiva.
CONSIDERAZIONI
DI TIPO GEOLOGICO
Piega nelle rocce metamorfiche
La collisione fra il continente africano e quello
euroasiatico non ebbe come unica conseguenza la formazione di una catena montuosa, ma fu
anche responsabile dei già più volte citati processi metamorfici e di molti fenomeni
quali la deformazione plastica delle rocce e la conseguente formazione di coltri, di
pieghe, di fratture e di faglie (vedi fotografia, piega nelle rocce metamorfiche in zona
diga della della Verzasca).
La linea insubrica, un taglio netto
attraverso il Ticino
Le rocce del Sopraceneri furono profondamente metamorfizzate, mentre
quelle del Sottoceneri furono risparmiate dai processi metamorfici alpini. Questo
sostanziale contrasto e dovuto alla presenza, all'altezza di Bellinzona-Locarno, di un
importante discontinuità tettonica chiamata Linea insubrica, che taglia nettamente
in due il territorio ticinese. |
CONSIDERAZIONI
DI TIPO NATURALISTICO
Nella zona di Selvatica viene segnalata, sempre nei pressi
della diga sulla sponda destra, la presenza del Carpino nero (Ostrya
Carpinifolia). La curiosità botanica é dovuta al fatto che questa specie é diffusa
prevalentemente in terreni calcari. Probabilmente in questo punto vi é una zona ricca di
carbonati.
Nella zona del Monte Borgna sussistono alcuni
alpeggi secondari e uno principale, quello dellalpe Mognora. Viene caricato
annualmente con circa 80 animali tra caprini e bovini.
Durante la seconda giornata dellitinerario ci
si imbatte nei cosiddetti prati secchi. Questi ambienti sono di grande importanza
soprattutto per la fauna invertebrata. I prati magri e siccitosi sono
particolarmente ricchi di specie vegetali esclusive. A questa ricchezza nella flora
corrisponde infatti uneccezionale ricchezza della comunità animale. Questi prati
sono però gravemente minacciati: la loro concimazione, adottata per aumentarne il
rendimento, provoca la scomparsa del 50-90% delle specie vegetali caratteristiche e il
successivo sopravvento di poche specie banali di maggiore sviluppo. Per questo motivo
vengono attualmente inventariati e tutelati. |
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