Itinerario No. 22

Attraversa la Porta

Escursione di due giorni dietro la linea insubrica

Punto di partenza

Diga della Verzasca

Facilmente raggiungibile in auto o con autopostale da Locarno

Periodo pi? indicato

Da giugno a ottobre

Carte

1:25000 CNS 1313 Bellinzona

1:50:000
Cartina escursionistica
Tenero e Valle Verzasca

Difficolt?/b>

EE escursionisti esperti

ATSE

La valle della Porta vista dal SasselloGiro escursionistico all'inizio della Valle Verzasca con entrata nella Valle della Porta. La gita proposta inizia sopra la diga del lago di Vogorno, in localit?Selvatica e seguendo la vecchia mulattiera di accesso alla valle Verzasca ci porta fino a Vogorno. Lungo questa tratta, su un percorso pianeggiante attraverso boschi di castagni, si incontrano i primi nuclei abitati della valle Verzasca (Selvatica, Fontöbbia, Berzona), circondati da caratteristici terrazzi vignati.
La valle della Porta si apre da Vogorno in una gola profonda e stretta e si estende in direzione est circondata da alte montagne quali il Pizzo di Vogorno, il Madone, la Cima dell'Uomo e la Cima Sassello. La valle, all'inizio molto stretta e selvaggia, si apre dopo Rienza, in una conca molto vasta ove si trova l'Alpe Mognora, uno dei pochi ancora caricati con bestiame in valle Verzasca e che ?stato oggetto di miglioria negli scorsi anni. Dalle vette appena citate, in modo particolare dal Pizzo di Vogorno (2442 m), si gode una vista splendida su tutto il Locarnese e la vicina Italia, cos?come sulla circostante corona delle Alpi. Da due anni la Societ?Escursionistica Verzaschese ha aperto un’accogliente capanna, in localit?Borgna (1912 m), ove ?possibile soggiornare. Il ritorno ?previsto seguendo il crinale della sponda sinistra, toccando la Cima del Sassello e il Sassariente, per scendere poi al punto di partenza passando per i Monti Motti.

Prima giornata:
Diga della Verzasca - capanna Alpe Borgna

La gita, che si svolge sull’arco di due giornate, prende avvio alla diga della Verzasca, punto facilmente raggiungibile in automobile o con l’auto postale a partire da Locarno, Tenero o Gordola. Dal posteggio nei pressi della diga ci si avvia in direzione est lungo una strada, che porta ancora tracce di asfaltatura e costruita ai tempi dell’erezione della diga della Verzasca per servire il cantiere. Lasciato alle spalle il nucleo di rustici della Selvatica (vedi foto), si continua a seguire il tracciato della vecchia mulattiera, nei secoli scorsi unica via d’accesso alla valle, attraversando un largo piazzale (reminiscenze del vecchio cantiere della diga) ove ?pure possibile parcheggiare qualora presso la diga ci?non fosse possibile. Al termine di questo grande piazzale, un nuovo sentiero scende leggermente sulla sinistra, in direzione nord. Dopo circa 5 minuti, si incontra una cappella, detta Cappella del Vescovo (vedi riquadro). Da questo punto si continua sul tracciato recentemente aperto e destinato appunto a restituire agli escursionisti pedestri l’antico accesso alla valle, parzialmente scomparso a seguito della costruzione della nuova strada cantonale.

Cappella del Vescovo

Nel 1669 il Vescovo di Como, Ambrogio Torriani, in una delle sue visite pastorali alle Parrocchie della valle Verzasca, percorrendo la mulattiera fu protagonista, in localit? Selvatica, di una brutta caduta da cavallo. Salvatosi miracolosamente, in segno di ringraziamento fece costruire la cappella che ancora oggi si pu?ammirare lungo il percorso.

Proseguendo, nei punti in cui ? possibile vedere tra le piante di castagno, si potr?ammirare, sul fianco della montagna prospiciente e dalla parte opposta del lago artificiale, un’imponente piega delle rocce metamorfiche (vedi riquadro pag. 5). Dopo aver attraversato la valle della Cazza si arriva in poco meno di un’ora di marcia alla frazione di Fontöbbia, che costituisce uno dei primi insediamenti conosciuti in Valle Verzasca.
Da Fontöbbia il sentiero conduce sopra la frazione di Berzona per raggiungere la strada cantonale in zona Costa, un’ora e mezzo circa dopo la partenza. All’incirca a met?strada tra questi due frazioni si incontra un tipico masso cupellare, denominato "Sass di Strioi" (vedi riquadro e foto tratta dal libro "Archeologia rupestre nella Svizzera italiana" di Franco Binda, ed. Dad?Locarno).

Sass di Strioi

Ci si pu?chiedere perch? fra tutti i massi che si trovano nella zona, sia stato scelto proprio questo. Un masso cuppellare con veramente molti segni scolpiti: 80 coppelle, croci e due forme di piede sono ben visibili. A testimonianza della religiosit?dei tempi, o quale invocazione della protezione divina.
Lo si trova a Berzona, frazione di Vogorno. Questi segni misteriosi incutevano nella popolazione locale timore e paure cosi profonde, da indurli a battezzare questo masso "Sass di Striöi", sasso delle streghe.
Un punto di riferimento, un messaggio oppure un segno propiziatorio? Ancora siamo nel campo delle ipotesi, cos?come risulta difficile la sua datazione, anche se diversi studiosi assegnano a questi massi un significato di culto venerato ancora nel 600-700 dopo Cristo
.

Attraversato il braccio di lago, che di fatto ?la parte terminale della valle della Porta, lungo il ponte della strada cantonale, dove questa buca la montagna con una galleria, si segue il nuovo sentiero che si inerpica in direzione della frazione di Costapiana. Quando il livello del lago ?basso, ?ancora possibile vedere il ponte della vecchia strada cantonale, oggi normalmente sommerso (vedi foto nel riquadro). Da li, l’antico sentiero saliva verso la valle passando attraverso una porta, che diede poi il nome alla valle.
Salendo verso Costapiana ?possibile ammirare i vecchi tetti in piode del nucleo di Vogorno e le tipiche terrazze ancor oggi parzialmente coltivate con vigneti. Poco oltre Costapiana si raggiunge l’oratorio di Colletta, dopo circa due ore di marcia complessiva e da qui, dopo esser scesi sul fondovalle, si comincia ad inerpicarsi lungo suggestive e artistiche scalinate che valicano in modo ardito la scoscesa parte iniziale della valle della Porta.

La Porta

Nel 1403 i Verzaschesi si ribellarono al giogo feudale dei Visconti che regnavano nella zona e formarono una comunit?indipendente, stufi di pagare forti tributi ai nobili locarnesi.

Probabilmente risale a questo periodo la costruzione di una porta all’imbocco del ponte della mulattiera che attraversava la vallata. Per difesa e protezione dei vallerani, veniva chiusa specialmente nel periodo della peste nella regione (1576/77).

Nel 1853 venne costruito il primo ponte della strada carrozzabile che collegher?tutta la valle, cancellando cos?ogni traccia della porta.

Oltre due ore di marcia sono necessari per valicare i 650 metri di dislivello che separano il fondovalle sotto Colletta con il monte di Rienza, raggiunto perci?dopo circa 4 ore e mezza di marcia complessiva. Situato su un balcone che, in contrasto con la parte iniziale della valle, sembra quasi pianeggiante, Rienza era in passato un importante monte per gli alpigiani della valle, che vi avevano pure costruito una civettuola chiesetta. Da Rienza parte il sentiero che, raggiunto il monte di Lňcia, porta al Pizzo di Vogorno.
Il presente itinerario continua per?in direzione est, attraversando una valletta lungo un sentiero recentemente ripristinato per raggiungere l’alpe denominato Corte di Fondo in poco meno di un’ora da Rienza. Da Corte di Fondo, una nuova mulattiera conduce, attraverso i pascoli dell’alpe di Mognora, fino alla meta della prima tappa, la Capanna Borgna, situata a quota 1912 e raggiunta dopo circa sei ore e mezza di marcia complessiva dalla diga della Verzasca.
La Capanna Borgna, di propriet?del Patriziato di Vogorno e gestita dalla Societ? Escursionistica Verzaschese, ?costituita da un antico insediamento facente parte dell’omonimo alpe. Punto di partenza di numerose e interessanti gite (Pizzo di Vogorno, Madone, Cima dell’Uomo, cresta del Madonetto), dalla Capanna Borgna ?anche possibile continuare lungo il nuovo "Sentiero alto della Valle Verzasca" (che porta in quattro tappe fino a Sonogno) oppure raggiungere la Capanna Albagno o i Monti di Mornera, ove una comoda teleferica riporta a valle.

IL RIFUGIO CAPANNA BORGNA
(1912 m)

Descrizione del rifugio

Costruzione in muratura del corte di cima dell’alpe Borgna, riattata dai soci SEV (Societ?Escursionistica Verzaschese) e inaugurata nel 1994. Dormitorio con 25 posti letto. Impareggiabile vista sul Lago Maggiore.

Escursioni giornaliere
  • Sassello (1890 m) e Sassariente (1767)
  • Pizzo di Vogorno (2442 m)
  • Madone (2395 m)
  • Cima dell’Uomo (2390 m)
Informazioni:

Ente Turistico Tenero
e Valle Verzasca
tel. 091/745 02 61

 

Seconda giornata:
Capanna Alpe Borgna - diga della Verzasca

La seconda tappa conduce, lungo il fianco sinistro della valle della Porta e, inizialmente, lungo i pascoli dell’Alpe Mognora fino alla Forcola, selletta situata tra il crinale del Madonetto e la Cima di Sassello, che si raggiungere dopo circa un’ora di marcia.
Giunti alla Forcola ci si potr?girare ad ammirare la valle della Porta che si sta per lasciare, contornata dalle cime del Pizzo di Vogorno, del Madone e del crinale del Madonetto, mentre verso sud lo sguardo spazier?per la prima volta sui Piani di Magadino e sul Lago Maggiore.
Dalla Forcola, in poco pi?di mezz’ora un comodo sentiero ci conduce in vetta alla Cima di Sassello, che con i suoi 1891 metri di altitudine costituisce il "tetto" della nostra tappa odierna. Vale la pena di sostare ad ammirare il panorama, che in giornate terse pu?spaziare fino al gruppo del Monte Rosa.
Dalla Cima di Sassello si segue il crinale tra la valle della Porta e quella del Ticino, camminando su una muraglia costruita a suo tempo dai rifugiati polacchi. Il sentiero che provenendo dai Monti della Gana conduce al Sassariente, raggiunto dopo circa mezz’ora. Si sale quindi al Sassariente dalla sua cresta sud-est, ove un passaggio munito di corde fisse porta in vetta senza eccessive difficolt? vetta che viene cos? raggiunta dopo circa due ore e un quarto di marcia complessiva dalla Capanna Borgna.
Vista dai Monti della ScesaSi abbandona la cima del Sassariente seguendo a ritroso il passaggio con le corde fisse fino al sentiero che lo aggira dal lato nord. Seguendo quest’ultimo in direzione ovest si raggiunge l’Alpe di Foppiana, i Monti della Scesa (foto) per poi giungere, dopo circa un’ora e mezza, ai Monti Motti, ameno luogo di vacanza per molti Gordolesi e Locarnesi, e ove ci si pu?ristorare all’omonimo Grotto. Partendo tra le 7.30 e le 8.00 dalla Capanna Borgna, facendo mediamente circa 20 minuti di pausa ogni ora di marcia, si dovrebbero raggiungere i Monti Motti per l’ora di pranzo, tra le 12.30 e le 13.00.
Sempre in direzione ovest si lasciano i Monti Motti per intraprendere l’ultima parte dell’escursione, quella che attraverso i Monti Metri e il Monte di Vertum riporta ai rustici di Selvatica e alla diga della Verzasca, che verr?raggiunta dopo circa 5 ore di marcia complessiva.

CONSIDERAZIONI DI TIPO GEOLOGICO

Piega nelle rocce metamorfiche

La collisione fra il continente africano e quello euroasiatico non ebbe come unica conseguenza la formazione di una catena montuosa, ma fu anche responsabile dei gi?pi?volte citati processi metamorfici e di molti fenomeni quali la deformazione plastica delle rocce e la conseguente formazione di coltri, di pieghe, di fratture e di faglie (vedi fotografia, piega nelle rocce metamorfiche in zona diga della della Verzasca).

La linea insubrica, un taglio netto attraverso il Ticino

Le rocce del Sopraceneri furono profondamente metamorfizzate, mentre quelle del Sottoceneri furono risparmiate dai processi metamorfici alpini. Questo sostanziale contrasto e dovuto alla presenza, all'altezza di Bellinzona-Locarno, di un importante discontinuit?tettonica chiamata Linea insubrica, che taglia nettamente in due il territorio ticinese.

CONSIDERAZIONI DI TIPO NATURALISTICO

Nella zona di Selvatica viene segnalata, sempre nei pressi della diga sulla sponda destra, la presenza del Carpino nero (Ostrya Carpinifolia). La curiosit?botanica ?dovuta al fatto che questa specie ?diffusa prevalentemente in terreni calcari. Probabilmente in questo punto vi ?una zona ricca di carbonati.

Nella zona del Monte Borgna sussistono alcuni alpeggi secondari e uno principale, quello dell’alpe Mognora. Viene caricato annualmente con circa 80 animali tra caprini e bovini.

Durante la seconda giornata dell’itinerario ci si imbatte nei cosiddetti prati secchi. Questi ambienti sono di grande importanza soprattutto per la fauna invertebrata. I prati magri e siccitosi sono particolarmente ricchi di specie vegetali esclusive. A questa ricchezza nella flora corrisponde infatti un’eccezionale ricchezza della comunit?animale. Questi prati sono per?gravemente minacciati: la loro concimazione, adottata per aumentarne il rendimento, provoca la scomparsa del 50-90% delle specie vegetali caratteristiche e il successivo sopravvento di poche specie banali di maggiore sviluppo. Per questo motivo vengono attualmente inventariati e tutelati.

 

 

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